Alto il prezzo dell’indipendenza

14. 06. 2012. - 19:13 -- MRS
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Pristina, a quanto pare, sta pagando caro la cosiddetta indipendenza. A numerosi diplomatici occidentali che hanno chiesto un prezzo altissimo per il loro ingaggio nella realizzazione dei progetti del cosiddetto Kosovo indipendente, si è associato anche il generale americano in pensione Vesli Klark, che è particolarmente interessato alle riserve di carbone nella provincia. E mentre loro si stanno arricchendo, in Kosovo e Metochia sono sempre più espressive la corruzione e la criminalità organizzata, e i cittadini stanno sempre di più sprofondando nella povertà, con la crescita della percentuale della disoccupazione e con il costante calo degli standard di vita. Servizio di Ivana Subasic.

Non è un segreto che nei precedenti 12 anni tanti diplomatici occidentali hanno condotto con successo gli affari in Kosovo e Metochia, che gli hanno portato il guadagno di alcune centinaia di milioni di dollari. Fra loro ci sono l’ex segretario di stato americano, Madeleine Albright, e l’ex capo dell’UNMIK, Bernard Kouchner, che avevano il ruolo principale nelle telecomunicazioni. A quanto hanno riportato alcuni quotidiani, Kouchner aveva il ruolo principale della creazione del primo e più grande operate di telefonia mobile in Kosovo “Valja” – consorzio del PTT Kosovo e del francese “Alcatel”, con il guadagno annuo di 200 milioni di dollari. Il “Gruppo Albright” è diventato nel 2004 il consigliere speciale del presidente del Comitato amministrativo dell’Ipko net, che nel 1999, nel bel mezzo dei bombardamenti dell’ex Jugoslavia, è stato formato dai capi del Comitato internazionale per l’aiuto ai minacciati. Dopo l’arrivo della NATO in Kosovo, “Ipko net” ha firmato con la benedizione di Kouchner, un contratto esclusivo con la Corporazione energetica kosovara sull’uso di infrastrutture, che gli ha permesso di diventare il primo provider internet che copre il 70% del territorio della provincia.
Vesli Klark, che durante i bombardamenti della Repubblica Federale di Jugoslavia era il comandante delle forze NATO, e adesso è l’amministratore della corporazione energetica “Eviditi”, è interessato esclusivamente alle riserve di carbone in Kosovo dalle quali, a quanto si valuta, si potrebbero ricavare al giorno circa 100mila barili di petrolio sintetico. Questa notizia, pubblicata dal portale “Vita in Kosovo”, forse non attirerebbe l’attenzione dell’opinione pubblica nazionale se il proprietario legale di queste ricchezze naturali, come del resto di tutti i potenziali energetici e dell’infrastruttura delle telecomunicazioni, non fosse proprio la Repubblica di Serbia. Secondo i dati dell’Istituto belgradese di geologia per l’analisi delle materie minerali, si tratta di 7-12 miliardi di tonnellate di carbone in Kosovo e di 3 miliardi di tonnellate in Metochia. Prendendo questo in considerazione, è evidente che la Serbia ha perso molto negli ultimi 12 anni a causa dell’irrisolto problema kosovaro, cioè del fatto che non può disporre dei propri potenziali energetici nella provincia.

Dall’altra parte si impone di nuovo la conclusione che alla base del cosiddetto progetto di indipendenza kosovara non si trovano i diritti umani, cosa su cui insistono i mentore kosovari in Occidente, ma gli interessi strategici, o piuttosto personali dei giocatori principali sulla scena politica ed economica internazionale. Questo è stato evidenziato apertamente un paio di anni fa dal professore americano Michel Chossudovsky dall’Istituto Globar Researchs. Lui ha allora rilevato nel suo testo d’autore che il riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo fa parte del piano militare sulla relazione USA – NATO, e che con i bombardamenti della Serbia, e soprattutto con la costruzione del Bondsteel in Kosovo, l’America ha creato le condizioni per la permanenza militare permanente nell’Europa meridionale. Perché, sottolinea Chossudovsky, uno degli scopi del Bondsteel è di assicurare la costruzione del gasdotto strategico fra l’Albania, la Macedonia e la Bulgaria, che dovrebbe trasportare il petrolio dal Mar Caspio all’Adriatico, per essere più precisi fino al porto albanese Drac, e pio in Europea e negli Stati Uniti. “I piani per la costruzione del Bondsteel esistevano già nel 1997, due anni prima dei bombardamenti dell’ex Jugoslavia, e facevano parte del contratto tra il Ministero della difesa statunitense e le ditte Kellogg Brown & Root, società controllate della Halliburton, con a capo Dick Cheney, in seguito vicepresidente degli Stati Uniti, fa sapere Mickael Chossudovsky.

In questo contesto, la cosiddetta indipendenza del Kosovo sembra costi caro Pristina, ma tutto si riflette soprattutto sulla Serbia perché evidentemente non si tratta del tentativo di mettere a repentaglio la sua integrità territoriale, ma anche dell’appropriazione indebita di enormi potenziali energetici e di materie prime in Kosovo e Metochia.