
Dopo quasi un mese e mezzo di trattative sulla formazione della maggioranza parlamentare, la stampa in Serbia specula che il nuovo governo potrebbe essere formato dal Partito progressista serbo, dalla coalizione riunita intorno al Partito socialista serbo e dalle Unite regioni della Serbia, e che sarebbe già stato accordato il numero dei ministeri del potenziale governo. Nel Partito socialista serbo, però, fanno sapere che non è stato ancora raggiunto nessun accordo sulla formazione del governo, mentre nel Partito democratico invitano pubblicamente il leader dei socialisti, Ivica Dacic, ad esprimere le proprie posizioni.
A quanto scopre il quotidiano “Politika”, il leader dei socialisti, Ivica Dacic, dovrebbe essere il primo ministro e manterrebbe la funzione di ministro dell’interno, il facente funzione del leader dei progressisti, Aleksandar Vucic, dovrebbe essere il vicepresidente del governo e ministro per le integrazioni europee, e il secondo vicepresidente del governo dovrebbe essere il leader del Partito di uniti pensionati della Serbia, Jovan Krkobabic. Il leader delle Unite regioni della Serbia, Mladjan Dinkic, a quanto riporta “Politika”, dovrebbe trovarsi a capo del ministero dell’economia, dello sviluppo regionale e del lavoro, e la vicepresidentessa del Partito progressista serbo, Jorgovanka Tabakovic, dovrebbe guidare il Ministero delle finanze.
Il leader dei socialisti, Ivica Dacic, ha dichiarato oggi che ritiene che il punto cruciale per la coalizione Partito socialista serbo – Partito di uniti pensionati della Serbia – Serbia unita sia il perché far parte del governo di qualcun altro invece di guidarlo. “Il punto non è chi si aggiudicherà più ministeri, ma qual è lo scopo strategico e politico della nostra coalizione”, ha precisato Dacic. Lui ha però dichiarato di non aver ancora preso la decisione con chi formerà il governo, e che la sua coalizione ora ha l’opportunità, se guiderà il governo, di chiudere il periodo bipartitico in Serbia. Dacic ha smentito la notizia di aver accettato una delle proposte, ed ha aggiunto che tutte le proposte saranno analizzate dal comitato del partito. Lui ha rilevato di aver ricevuto dal Partito progressista serbo soltanto due giorni fa la proposta ufficiale di svolgere la carica di primo ministro nel futuro governo, e che la decisione sarà presa presto. Il leader dei socialisti ha altrettanto ribadito di non aver chiesto la funzione del premier al Partito democratico, perché ritiene che non sarebbe corretto verso il leader dei democratici, Boris Tadic, ma che adesso si sta discutendo di questioni che superano i rapporti personali e riguardano gli interessi strategici dei partiti. Dacic ha rilevato che l’interesse generale è formare al più presto il governo.
Il sostituto del presidente del Partito democratico, Dragan Djilas, ha invitato oggi i socialisti a chiedere ufficialmente la funzione di primo ministro per Ivica Dacic, e che è giusto che a Mladjan Dinkic sia affidato il Ministero dell’economia, se sono questi i punti di discordia. Nella dichiarazione scritta di Djilas è stato evidenziato che, se queste ambizioni non sono la ragione per il fallimento delle trattative e se il blocco è la colpa del Partito democratico, è una buon costume dire chiaramente qual è il problema. “Il Partito socialista serbo ha diritto di recedere dall’accordo di coalizione, ma non ha diritto di incolpare il Partito democratico per la disdetta”, ha evidenziato Djilas. Lui ha fatto sapere che l’accordo non si intravede, anche se il Partito democratico ha perso 50 giorni sulle trattative per la formazione del governo con il Partito socialista serbo secondo l’accordo raggiunto l’8 maggio fra questi due partiti, nonostante siano stati nel frattempo precisati i principi e il programma per il futuro governo.
