Deviazione sulla carreggiata dello sviluppo sostenibile

26. 08. 2012. - 20:16 -- MRS
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La drastica riduzione del deficit del bilancio è uno difficili compiti principali che il Governo di Serbia dovrà attuare. Il Ministero delle finanze e dell’economia lavorano sodo per poter inviare a settembre al parlamento serbo una serie di leggi per l’avvio del consolidamento fiscale. Secondo quanto fatto trapelare nel pubblico, non ci saranno radicali misure, come ad esempio licenziamenti nel settore pubblico. Gli esperti in economia hanno evidenziato che è difficile prevedere la riduzione delle spese del bilancio senza limitare la crescita dei salari nel settore pubblico e le pensioni, evidenziando che per essa c’è bisogno di un accordo politico e sociale. CRONACA DELL’ECONOMIA INTERNAZIONALE a cura di Zorica Mijušković.

Secondo le misure preannunciate, la prima fonte di risparmio sarà la diminuzione dei salari dei dipendenti pubblici, prima di tutto, dei manager delle ditte, delle agenzie e dei fondi, perché i due terzi del bilancio si riversano nei salari e nelle pensioni. Anziché 500mila dinari, cioè circa 5mila euro, quanto guadagnano alcuni dirigenti di alcune istituzioni, la base massima sarà ridotta del 70 percento. Vengono annunciati anche risparmi riducendo il numero di agenzie, che in questo momento sono 130 e costano allo Stato almeno 800 milioni di euro l’anno. Fino ad ora la Serbia ha vissuto al di sopra delle sue possibilità e il mantenimento dell’attuale concetto economico basato sull’indebitamento e sulla spesa su tutti i livelli, è insostenibile per l’economia nazionale.

La banca centrale ha cambiato la previsione di crescita del PIL a -0,5 per cento per quest’anno, a causa della caduta della produzione agricola, a causa della siccità, ma anche della prospettiva di crescita economica della zona euro, che è diminuita. L’esperto della Banca nazionale di Serbia, Branko Hinić, ha indicato che il deficit del pagamento corrente sarà fino alla fine dell’anno 3,1 miliardi di euro. Come evidenziato da lui, il massimo era nei primi sei mesi con l’importo di 1,9 miliardi di euro, mentre fino alla fine dell’anno si prevede il suo ritorno al livello dell’8% del PIL. Come motivo principale per questa diminuzione viene evidenziato lo stimolo dell’esportazione netta nell’industria automobilistica. I motivi si possono trovare anche nell’afflusso di investimenti stranieri che, come valutato nell’istituzione monetaria centrale, fino alla fine dell’anno sarà di circa 560 milioni di euro.

La deviazione sulla carreggiata del sostenibile sviluppo economico e il ritorno nei parametri delle proprie risorse è l’unica strada con cui la Serbia può uscire dalla crisi. Senza l’appoggio del Fondo monetario internazionale, lo Stato non può garantire i mezzi per il pagamento del debito pubblico, il quale ha sorpassato il 50% del PIL. Gli esperti in economia hanno rilevato che solo con un nuovo accordo stand-by si può assicurare la stabilità macroeconomica, rafforzare la fiducia degli investitori stranieri e, allo stesso tempo, mandare il messaggio che il Governo conduce una politica economica responsabile. Il parere positivo del Fondo, con ciò, influisce direttamente alla valutazione della classifica del paese e sulle condizioni di indebitamento sul mercato finanziario internazionale. Questo è molto importante per i nuovi inquilini in via Nemanjina 11, dopo che l’agenzia “Standard & Poor’s” ha ridotto la classifica del debito statale longevo. Il ministro delle finanze, Mlađan Dinkić, aveva dichiarato in precedenza che la Serbia non ha potuto evitare la caduta del rating di credito, a causa del deficit del bilancio da record e del grande aumento del debito pubblico. Dinkić ha annunciato misure di consolidamento fiscale, perché la Serbia si trova in recessione e necessita della riduzione della spesa pubblica. Oltre a ciò, sono necessarie anche le riforme del settore pubblico, fiscale e del sistema pensionistico, la riduzione delle uscite e l’aumento delle entrate nel bilancio. Per la realizzazione di tale strategia, è necessario un controllore come lo è l’FMI, in modo da non rinunciare al risparmio, perché le conseguenze sarebbero la crisi del debito pubblico, l’inflazione, l’ulteriore attenuazione incontrollata della valuta nazionale, la caduta dell’occupazione e dello standard.