Dialogo sul dialogo

21. 06. 2012. - 17:10 -- MRS
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Con che tempistica e in che modo sarà continuato il cosiddetto dialogo tecnico fra Belgrado e Pristina sarà noto dopo la visita del rappresentante europeo Robert Cooper. Lui è stato ieri a Belgrado, e oggi ha parlato con gli esponenti di Pristina. I cittadini si aspettando anche la risposta alla domanda se l’Unione europea ha delle nuove condizioni per la Serbia, cosa su cui si specula molto in questi giorni. Servizio di Ivana Subasic.

Il tema principale dei colloqui a Belgrado sono gli accordi raggiunti nel dialogo Belgrado – Pristina, cioè la loro precisazione e la loro applicazione. A Belgrado, però, si aspettano che durante l’incontro sia chiarito anche il dilemma se esistono condizioni nuove per il proseguimento delle integrazioni europee della Serbia, come, per esempio, l’apertura di una rappresentanza di Pristina a Belgrado e di Belgrado a Pristina, l’abrogazione delle istituzioni serbe locali e il vertice Belgrado – Pristina.

“L’Unione europea non ha posto alla Serbia alcuna nuova condizione per l’associazione”, ha dichiarato la portavoce dell’alto rappresentante dell’Unione europea, Maja Kocijancic, reagendo ai titoli nei giornali sulle condizioni aggiuntive. Lei ha ribadito che “la condizione principale per l’inizio delle trattative con l’Unione europea è stata posta dal Consiglio europeo, e si tratta di un visibile e mantenibile miglioramento dei rapporti con il Kosovo”. Questa spiegazione, però, apre lo spazio per le speculazioni e rafforza il sospetto sulle possibili condizioni “ufficiose”.

Il segretario di stato nel Ministero per il Kosovo e Metochia, Oliver Ivanovic, ha dichiarato per la Radio televisione della Serbia che nessuno ha mai chiesto né si aspetta dalla Serbia di aprire una rappresentanza a Pristina, ma non esclude la possibilità che una cosa del genere sia stata dichiarata, ma esclusivamente come una posizione personale, dai diplomatici di basso rango di alcuni stati dell’Europa occidentale. “L’apertura di una rappresentanza o gli incontri sul più alto livello sarebbero un riconoscimento indiretto dell’autoproclamata indipendenza del Kosovo, che è “la linea rossa” che la Serbia non può oltrepassare”, ha valutato Ivanovic. Eppure, il capo del team negoziante belgradese, Borislav Stefanovic, dice che i futuri negoziati con Pristina si svolgeranno su un livello politico più alto, e che saranno probabilmente capeggiati dal presidente o dal futuro premier serbo. “I colloqui tecnici con Pristina hanno dato dei risultati concreti, ma adesso tocca alle questioni politiche, come il nord del Kosovo, la protezione dei serbi a sud del fiume Ibar, lo status dei monasteri, delle chiese e dei beni serbi”, ha spiegato Stefanovic.

Una cosa è sicura, la visita di Cooper a Belgrado e a Pristina dovrebbe fare luce sulla tempistica e sul mondo in cui si negozierà, e altrettanto sul modo in cui Bruxelles vede gli accordo raggiunti finora. Vista la situazione sul terreno, in questo momento è forse anche la cosa più importante. Perché in linea finale, valutano gli analisti, dai risultati della visita di Cooper dipenderà anche la formulazione della futura strategia di Belgrado per la risoluzione del problema kosovaro.