E’ veramente finita l’indipendenza monitorata?

17. 06. 2012. - 18:24 -- MRS
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Anche se Priština annuncia con grandezza la fine della cosiddetta indipendenza monitorata, stando alla dinamica degli avvenimenti in Kosovo e Metochia quel processo non verrà completato né velocemente e né facilmente. Prima di ciò si dovrà discutere riguardo allo status del Kosovo settentrionale. Articolo di Ivana Subašić.

Il premier kosovaro, Hašim Tači, ha dichiarato mercoledì, alla seduta del Governo, che il prossimo 2 luglio il Gruppo direttivo internazionale (ISG), formato dai rappresentanti dei paesi che hanno riconosciuto il Kosovo, accoglieranno la decisione sulla conclusione dell’indipendenza monitorata per il Kosovo. Tuttavia, non è la prima volta che Priština manda un messaggio del genere. Da quando il Gruppo direttivo internazionale ha adottato alla seduta di febbraio a Vienna la proposta sull’abolizione dell’Ufficio civile internazionale fino alla fine dell’anno corrente, Priština annuncia in continuazione il completamento del cosiddetto Piano di Marti Ahttisaari. Nell’ambito delle raccomandazioni per il completamento dell’indipendenza monitorata anche il parlamento kosovaro ha adottato la risoluzione sulla chiusura dell’Ufficio civile internazionale. Però, a Priština è stato suggerito di impegnarsi di più sull’adozione, non solo di concreti atti legislativi, ma anche sulle modifiche della Costituzione. Gli avversari di Tači sono contro queste azioni, e accusano il premier di voler stabilire uno status speciale per il Kosovo settentrionale, come prezzo per la terminazione dell’indipendenza monitorata. Evidentemente a Priština non esiste il consenso politico riguardo alla questione dello status speciale del Nord, e stando allo stato d’animo dell’opposizione non esisterà nemmeno.

Una parte degli analisti kosovari crede che la fine dell’indipendenza monitorata è più di natura retorica e dichiarativa. Essi sono convinti che l’EULEX e il “Quintetto” internazionale continueranno ad avere il controllo e le competenze in determinati settori. Tuttavia, i serbi dal Kosovo, che si oppongono apertamente alla presenza di Priština nel Kosovo settentrionale, hanno sempre meno fiducia nelle “buone intenzioni” della comunità internazionale, perché sono convinti che operano in beneficio di Priština. Il loro sospetto è stato aumentato con l’abolizione dell’amministrazione dell’UNMIK, che dal 2002 opera nella parte settentrionale della città di Kosovska Mitrovica. La situazione viene ulteriormente complicata anche dall’interpretazione unilaterale dell’accordo raggiunto nel dialogo tecnico, il quale viene condotto da Belgrado e Priština con la mediazione dell’UE. Dopo gli ultimissimi incidenti nel nord, quando i membri della KFOR, con il pretesto di stabilire la libertà di circolazione, hanno tentato di rimuovere le barricate nel Kosovo settentrionale, i serbi dalla zona sono sempre più diffidenti anche verso le forze internazionali. La loro diffidenza è stata dimostrata anche durante il referendum di febbraio, dove hanno detto chiaramente che non accettano le istituzioni di Priština, anche se sia Belgrado che i fattori internazionali avevano valutato che i risultati non erano validi. Perciò, nel contesto dell’attuale situazione sul terreno, e prima di tutto nel tentativo delle autorità kosovare di prendere il controllo di quella parte della Provincia con l’appoggio di una parte della comunità internazionale, dimostra chiaramente che è necessario discutere della situazione del Kosovo settentrionale e che in quelle discussioni devono partecipare anche i rappresentanti dei serbi dal Kosovo.