
Solo un mese fa sembrava che il nuovo Governo sarebbe stato formato velocemente con i vecchi partner. La vittoria di Tomislav Nikolić alle elezioni ha cambiato molte cose. In 46 giorni, da quanto si aspetta la composizione del nuovo Governo, oltre al peggioramento della crisi economica, ma anche ai preoccupanti avvenimenti in Kosovo e Metochia – non è successo niente di importante. Scena politica della Serbia a cura di Đuro Malobabić.
Nei seguenti giorni dovrebbe essere chiaro chi formerà il Governo o almeno chi sarà il pilastro centrale – i democratici o i progressisti. Anche se alcuni credono che il “colpevole” principale sia Mlađan Dinkić e le sue Regioni unite di Serbia, secondo alcuni anche la funzione di premier del Consiglio è un ostacolo, tenendo presente che il leader dei socialisti, Ivica Dačić, ha ottenuto l’offerta dal Partito progressista serbo di essere a capo del nuovo Governo. Tra il pubblico si possono sentire diverse opzioni, e anche quella secondo cui Dačić sarebbe molto fiero di essere il premier anche nella coalizione con il Partito democratico (DS).
Il secondo calcolo combinatorio si riferisce al Governo della coalizione radunata attorno al Partito progressista serbo (SNS), al Partito socialista di Serbia (SPS) e alle Regioni unite di Serbia (URS), con Dačić al capo del timone dell’Esecutivo. Aleksandar Vučić, leader dell’SNS, ha comunicato pubblicamente che i progressisti offrono a Dinkić tutti i settori economici e la salute, mentre al leader dei socialisti è stata offerta la posizione di premier del Consiglio. Oltre a ciò, ai socialisti vengono offerti anche tutti i settori che hanno avuto fino ad ora, eccetto il Ministero degli interni, a cui capo vorrebbe essere Vučić. Secondo a delle in descrizioni, Dačić non vorrebbe rinunciare alla polizia e ha proposto al leader dei progressisti il posto di capo della diplomazia, cosa che egli rifiuta.
Secondo alle dichiarazioni dei funzionari dei partiti di questa settimana, l’accordo sui principi fondamentali del programma economico è stato quasi raggiunto ed ora presumibilmente tutto dipende dalla decisione di Tadić se vorrà accettare tutto quello che Dinkić desidera, cioè i settori dell’economia e delle finanze. Proprio loro due si sono incontrati mercoledì in un’atmosfera piacevole, dopo tanto tempo. Ricordiamo, i rapporti tra il Partito democratico e le Regioni unite di Serbia già da diverso tempo non sono ottimi, e quel conflitto è culminato durante la campagna elettorale. I democratici hanno rimproverato Dinkić per aver speso i soldi dello Stato alle sovvenzioni destinate ai suoi funzionari a livello locale, e che con il progetto della regionalizzazione ha messo sotto questione l’ordinamento statale. Lo hanno anche accusato di essere stato il fattore d’instabilità in ogni governo. D’altra parte, Dinkić ha accusato apertamente il Partito democratico di aver preso le decisioni nei centri di forza non formali, anziché nelle istituzioni statali, e di aver posto alle funzioni statali, come a quella di premier del Consiglio, del personale incapace. Il collegamento tra Tadić e Dinkić potrebbe essere proprio Ivica Dačić, il quale recentemente con il leader dell’URS ha siglato un patto sulla comparsa comune alle trattative sul governo. Dačić ha posto come condizione per l’entrata nel Governo con il DS e il Partito liberal-democratico (LDP) la partecipazione di Dinkić.
