L’urgente formazione di un governo responsabile

10. 06. 2012. - 16:03 -- MRS
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Il 2012 ha causato molti rischi di espansione di impatti negativi dalla zona euro alla Serbia e agli altri paesi dell’Europa del sud-est, è la valutazione degli esperti della Banca mondiale. Loro hanno recentemente presentato il rapporto economico per questo territorio, in cui consigliano che i creatori della politica devono tenere in mente la difficile situazione sociale nella regione, perché questi paesi hanno il maggior tasso di disoccupazione in Serbia. Per quanto riguarda la Serbia, è necessario formare urgentemente un governo responsabile. Cronaca dell’economia internazionale a cura di Ranka Pavlović.

Secondo le valutazioni degli esperti della Banca mondiale, nel 2012 in Serbia si sta rallentando la crescita economica e ciò nelle condizioni quando, come anche l’intera regione, si registrano i più alti tassi di disoccupazione in Europa. Il pacchetto di misure economiche, che il nuovo governo dovrà intraprendere urgentemente, in modo da prevenire la crisi del debito pubblico, rappresenterà un ulteriore schiaffo sui portafogli di ciascun cittadino di Serbia. L’annunciato aumento della tassa sul valore aggiunto forse coprirà il bilancio statale, ma colpirà in maniera significativa lo standard di vita. Nel momento in cui il corso dell’euro “salta” giornalmente contro il dinaro e porta con se l’aumento degli altri prezzi, l’annunciato congelamento dei salari nel settore pubblico e delle pensioni, sarà un grande schiaffo a circa 3 milioni di persone e alle loro famiglie, le vivono dalle loro entrate. In Serbia la media del carrello della spesa è aumentata di circa 140 euro rispetto al medio guadagno. L’aumento dell’IVA, aumenterebbe subito i prezzi di circa il 2 percento, valutano gli esperti in economia, anche se ancora nessuno di loro ha calcolato “l’effetto domino” di tale aumento. Al fine di proteggere i cittadini più poveri, la proposta degli esperti è di esentare dal congelamento le minime pensioni e l’aiuto sociale.

Il fatto è che il risparmio rallenta la crescita economica, ma nel momento in cui esiste il pericolo che il paese entri nella crisi del debito, per lei non ci sono alternative. Anche la Slovenia ha dovuto fare ricorso alle misure più severe, e così i dipendenti nel settore statale di quel paese avranno la paga ridotta del 7,5%. In Croazia l’IVA è stata aumentata di due volte negli ultimi anni e ora è del 25%, mentre in Ungheria e del 27 per cento. L’abisso tra le entrate e le uscite del bilancio serbo l’anno scorso era del 5 percento, e solo nei primi mesi dell’anno corrente ha raggiunto l’otto per cento del PIL. Il regolare rapporto economico della Banca mondiale per l’Europa del sud-est dimostra che la crisi della zona euro si è riflessa sulla povertà in Serbia e attraverso la diminuzione delle rimesse dall’estero. A causa della difficile situazione economica nei paesi dell’Unione europea, l’afflusso di rimesse è stato diminuito del 13%, con l’andamento dell’ulteriore diminuzione.

Gli economisti locali sono d’accordo che l’economia serba si trova in una “febbre”, che si rispecchia sul corso della valuta locale, tuttavia però, credono che “il medicinale” prescritto sia così forte, da poter uccidere il “paziente”. La logica economica dice che, se si aumentano le tasse e si diminuisce la spesa, ciò agisce in recessione sulla diminuzione dell’attività economica. Perciò, la spesa deve essere affiancata anche da delle misure non convenzionali, con le quali si stimolerà la spesa d’investimento, e con ciò anche la ripresa economica.

Poiché il dinaro si sta indebolendo velocemente e che i cambiamenti nel bilancio dei pagamenti fanno preoccupare, la formazione di un governo responsabile è urgente, evidenziano gli esperti stranieri e locali. Il nuovo esecutivo dovrebbe riprendere le trattative con l’FMI, perché ciò sarebbe un buon segnale per l’afflusso di capitale, e con ciò si fermerebbe anche l’ulteriore calo del corso del dinaro e il declino delle riserve in valuta estera. In quel caso, fino alla fine dell’anno sarebbe possibile istituire un equilibrio con un responsabile scostamento dai parametri, raggiunti nelle precedenti trattative con il Fondo monetario internazionale.