La Boljevic per la Radio internazionale della Serbia sulla decisione della Corte costituzionale

12. 07. 2012. - 17:32 -- MRS
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La Corte costituzionale della Serbia ha accolto più di 120 ricorsi dei giudici non eletti, perché, come viene riportato nelle spiegazioni, ha accertato che nel processo non è stato provato che loro non soddisfano i requisiti per la nomina alla funzione di giudice permanente. La Corte costituzionale della Serbia ha ordinato all’Alto consiglio giudiziario di ridare il lavoro ai giudici entro 60 giorni. Altri 450 giudici hanno presentato i ricorsi. Di quest’argomento ha parlato per la nostra radio la presidentessa dell’Associazione dei giudici della Serbia, Dragana Boljevic. Servizio di Jelica Tapuskovic.

La presidentessa dell’Associazione dei giudici, Dragana Boljevic, rileva che la decisione della Corte costituzione ha soltanto dimostrato che l’Associazione aveva ragione quando affermava che la rielezione dei giudici è in conformità agli standard e alla Costituzione della Serbia, cosa confermata anche da tutte le principali associazioni che avevano chiesto l’annullamento della decisione. Adesso si dovrà analizzare la responsabilità dell’Alto consiglio giudiziario che ha svolto le elezioni in modo pessimo. La Boljevic ha fatto sapere che si aspetta che tutti i giudici torneranno nelle aule, anche se ci sono ancora circa 400 ricorsi non risolti.

“La decisione della Corte costituzionale non ha risolto affatto la crisi giudiziaria in Serbia. Essa è molto più profonda, perché per i giudici rieletti e i nuovi giudici ci sarà la revisione del processo, che era un compito dell’Alto consiglio giudiziario nel dicembre 2010. Si devono abrogare certe leggi sbagliate, applicare il regno dei diritti, creare i meccanismi”, ha dichiarato la Boljevic.

Lei ha aggiunto, inoltre, che si deve riesaminare anche la rete giudiziaria che non è funzionale, che è costosa, e che ha reso la giustizia inaccessibile ai cittadini. Si devono modificare anche certe leggi, varate di recente anche se non erano nell’agenda europea, e che hanno portato alla spartizione in due gruppi – i cittadini che hanno il denaro per pagare la tutela giuridica e i cittadini che non possono permetterselo, ha concluso la nostra interlocutrice.