Libera circolazione di persone e merce ai valichi amministrativi

25. 06. 2012. - 19:20 -- MRS
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Secondo i dati ufficiali, la Serbia piazza sul territorio della provincia autonoma del Kosovo e Metochia la merce del valore di 300 milioni, mentre ufficiosamente il valore della merce si valuta a 500 milioni di euro, e questo significa che il 40% del commercio si svolge nella cosiddetta zona grigia. Per quanto riguarda la libertà di movimento, è stato permesso solo di recente che i cittadini con le carte d’identità di Pristina attraversino il valico amministrativo con le garanzie che si tratterranno sul territorio della Serbia centrale al massimo 15 giorni. Servizio di Jelica Tapuskovic.

Il sondaggio del Centro per la cooperazione nella regione, svolto dal luglio 2011 al maggio 2012, ha dimostrato che nella Serbia centrale si importano circa 4 milioni di euro di merce dalla provincia meridionale serba, in genere metalli non ferrosi, ferro e acciaio, alcuni tipi di frutta e verdura e bevande. Nella provincia si esportano in genere prodotti alimentari, petrolio, cereali, minerali non metalliferi, veicoli, energia elettrica ecc. Eppure, la cosa più preoccupante è il contrabbando in ambedue i sensi lungo la linea amministrativa, che non solo trasgredisce tutte le norme, ma danneggia anche l’economia. Nel 2008, dopo che le autorità di Pristina hanno proclamato in modo unilaterale l’indipendenza del Kosovo, la Serbia ha rifiutato di accettare documenti doganali e commerciali con le insegne “Repubblica di Kosovo”, e perciò si è spezzata la catena commerciale, cioè lo scambio si svolgeva indirettamente, attraverso i canali in Montenegro e in Macedonia. A causa di numerose questioni irrisolte che hanno impedito l’applicazione dell’Accordo CEFTA, l’Unione europea ha insistito sui negoziati intorno ai documenti e ai timbri doganali, e un accordo è stato raggiunto soltanto nel settembre 2011, dopo il blocco dei valichi e una serie di altre complicazioni.

Il direttore del Centro per la cooperazione regionale, Aleksandar Popov, rileva che è preoccupante l’ineguale commercio con il Kosovo settentrionale rispetto alla parte meridionale, e il fatto che una parte della merce che dalla Serbia centrale si esporta nel Kosovo settentrionale viene liberata da dazi, e attraverso canali illegali compare nella parte meridionale della provincia o addirittura nella Serbia centrale. Lui evidenzia che nel sondaggio sono stati presi in considerazione i dati sia dei servizi doganali di Belgrado sia di quelli di Pristina, nonché dell’EULEX come fattore neutrale.

“Il nostro scopo era di arrivare a raccomandazioni concrete di come risolvere i problemi in questo settore”, ha dichiarato Popov.

La collaboratrice del Centro a Pristina, Doruntina Vinca, ha rilevato che i cittadini devono poter circolare liberamente, e che solo da poco le persone con la carta d’identità di Pristina possono passare i valichi amministrativi senza problemi. Lei ha aggiunto che adesso c’è il problema delle targhe e delle assicurazioni auto, ma che spera che presto sarà risolto anche questo problema.