
Dopo il Consiglio fiscale anche la Camera di commercio di Serbia ha presentato il suo pacchetto di aiuto per risolvere i problemi legati all’economia. L’accento è stato posto sulla creazione di un ambiente più favorevole per gli affari e sull’adozione delle misure fiscali per sgravare l’economia, che dovrebbe favorire la crescita economica e l’aumento dell’occupazione. Cronaca dell’economia internazionale a cura di Biljana Blanuša.
Dinanzi all’economia nazionale ci sono molte sfide, perché oltre agli sfavorevoli andamenti economici globali, che influiscono molto anche sulla Serbia, deve sfidare anche i problemi sul piano interno. E’ giusto che a causa della domanda estera ridotta si è giunti alla caduta dell’export, ma la Serbia già da anni, cioè decenni, ha il problema con il collocamento delle merci, perché l’economia non è competitiva. Questo è solo uno degli esempi, che conferma la complessità dei problemi e indica la necessità di un nuovo modello di sviluppo. Alla Camera di commercio nazionale hanno presentato un programma di misure, che dovrebbero essere attuate a breve, media e lunga durata, e si riferiscono anche settore statale e reale. Secondo le parole della vice presidentessa della Camera di Commercio di Serbia, Vidosava Džagić, nei primi 100 giorni di lavoro del nuovo Esecutivo sono necessarie misure, che saranno dirette verso l’arresto dell’ulteriore caduta delle attività economiche, la creazione della disciplina fiscale, il risolvimento delle insolvenze e gli stimoli all’occupazione. Inoltre, è necessario anche l’appoggio ai settori diretti verso l’esportazione, in modo da ridurre il deficit di scambio commerciale con l’estero. Per quanto riguardano i piani a media durata, nel periodo 2012 - 2016, la priorità deve essere l’eliminazione delle disparità tra la produzione e la spesa, tra la spesa nazionale e gli investimenti, tra l’import e l’export, come anche tra il numero di impiegati e pensionati. La vice presidentessa Džagić ha indicato come obiettivi a lunga durata il raggiungimento del tasso annuale di crescita economica del 5% nelle condizioni di stabilità macroeconomica, che significa una bassa inflazione, il corso prevedibile della valuta nazionale, la stabilità del lavoro finanziario, la diminuzione della spesa pubblica al 35% del prodotto interno lordo. Qui si devono attivare anche le riforme nel settore del sistema fiscale, dell’assicurazione sanitaria e delle pensioni e la riforma dell’istruzione. Nell’obiettivo di progredire la competitività dell’economia nazionale sono necessari maggiori investimenti nello sviluppo e nella ricerca, come anche le misure di stimolo per i settori dell’alta tecnologia.
Gli operatori economici hanno delle osservazioni sull’ambiente per gli affari, perché sono molto alti i costi dell’attività economica, in primo luogo, a causa delle procedure amministrative, della lentezza nell’ottenimento delle autorizzazioni edilizie, dei processi giudiziari a lunga durata, come anche delle frequenti modifiche dei regolamenti, i quali non sono abbastanza trasparenti. Gli operatori economici valutano anche che il settore economico è costoso e irrazionale, sono state fatte delle critiche verso le sovvenzioni alle imprese pubbliche, che ammontano all’un miliardo di euro. Tuttavia, ciò che turba gli operatori economici è il problema dell’insolvenza, perché la media durata del pagamento della domanda in Serbia di 128 giorni è il più lungo, in confronto ai paesi della regione e dell’UE. Per esempio, in Germania quel periodo è di 18 giorni, e in un gran numero di paesi è di circa 45 giorni. Le imprese hanno il problema del pagamento per le merci consegnate, cosa che mette in difficoltà il funzionamento del processo di produzione, a causa di cui si indebitano ulteriormente e in quel modo mettono in questione la propria sopravvivenza. Il settore bancario, che in Serbia è stabile, non è abbastanza pronto per garantire il favorevole finanziamento dell’economia. Dato che a causa della crisi la dimensione della concessione di credito, perché l’indebitamento è diventato troppo costoso, specialmente per le piccole e medie imprese, gli operatori economici credono che sia necessario formare al più presto la Banca per lo sviluppo.
