
Di 27 paesi membri dell’eurozona, addirittura 12 devono affrontare una grave crisi finanziaria: Italia, Portogallo, Spagna, Belgio, Francia, di cui enormi disavanzi nella cassa statale superano il limite previsto dall’Accordo sulla formazione. La crisi ha scosso anche la Serbia, e l’uscita da questa situazione è la ricostruzione del sistema economico dalle fondamenta, ha evidenziato per la Radio internazionale della Serbia, il professore della Facoltà di economia e commercio a Belgrado, Slobodan Komazec. Servizio di Mladen Bijelic.
Le crisi sono caratteristiche della produzione capitalistica, per questo motivo tanti economisti hanno annunciato l’inevitabilità della grande crisi mondiale, e la sua divulgazione dagli Stati Uniti, dove è esplosa, nel resto del mondo.
Nel libro “Il crollo sta arrivando”, il rinomato esperto economico prevede che l’economia della Serbia subirà quest’anno il crollo. “Abbiamo accolto senza riserve il modello economico neoliberale, e la privatizzazione a tutti i costi ci ha vestito di nero, perché abbiamo venduto per pochi spiccioli quello che avevamo di più prezioso. Oltre a questo, i mezzi dalla privatizzazione sono stati usati per arrotondare il bilancio e così sono stati spesi, invece di investirli in nuovi impianti e per aumentare l’occupazione. Senza riserve, da un giorno all’altro, abbiamo liberalizzato anche il mercato, senza prendere misure di tutela, l’abbiamo aperto per l’afflusso di denaro e merce dall’importazione, esponendolo così alla competitività senza scrupoli. La conseguenza è una costante crescita del disavanzo nello scambio commerciale estero negli ultimi dieci anni, e oggi questo debito si è accumulato a 70 miliardi di dollari, ed è il doppio del prodotto interno lordo che abbiamo avuto l’anno scorso. Abbiamo provato a finanziare il deficit con nuovi debiti, per questo è in costante crescita il debito estero del paese, che nel 2000 e 2001 ammontava a 10 milioni di euro, mentre oggi si è avvicinato alla cifra di 25 miliardi”.
Il problema più grave della Serbia, secondo Komazec, è il debito estero del paese che partecipa oggi con il 12,7% nel prodotto interno lordo, e quest’anno la sua crescita è allo zero, così che si pone la domanda in che modo saranno pagate le rate del debito estero che arriveranno a settembre. “Ci saranno sicuramente nuovi prestiti che serviranno per pagare i vecchi debiti, con gli interessi composti, e quindi già ora stiamo lavorando soltanto per una parte della percentuale d’interesse sul debito estero”. Il secondo problema è il disavanzo nella cassa statale che ora ammonta a 400 miliardi di dinari, e partecipa con il 12% al prodotto interno lordo del paese, afferma il professor Komazec.
Tutto questo porta al reale pericolo di disordini sociali. “La gente deve avere la possibilità di lavorare, si devono aprire nuovi posti di lavoro. Abbiamo in tutto 1,7 milioni di disoccupati e altrettanti pensionati”. Le richieste sulle quali insiste il Fondo monetario internazionale, abbassamento delle pensioni e dei redditi che si finanziano dalla cassa statale e aumento dell’IVA, non sono misure longeve, ritiene lui. “È necessario ricostruire completamente il sistema economico, incluso il settore monetario, perché l’imprenditoria è insolvente. Dobbiamo determinare le priorità che i rami economici svilupperanno con l’aiuto di crediti convenienti perché nessun’impresa è in grado di pagare gli interessi del 30%. Per gli affari redditizi, gli interessi non devono superare il 7%”, afferma quest’esperto economico, e per l’intera situazione in cui si trova la Serbia propone: “l’ingaggio dei migliori esperti dal paese e dall’estero per proporre al governo serbo un concetto per uscire dalla crisi e per sviluppare il paese”, ha sottolineato per la Radio internazionale della Serbia, il rinomato esperto economico e professore della Facoltà di economia e commercio a Belgrado, Slobodan Komazec.
