
I preparativi delle autorità dello Stato per il dialogo con Priština, il nuovo tentativo delle autorità provvisorie a Priština di vendere le proprietà serbe in Kosovo e le supposizioni riguardo al possibile esito nel Partito democratico, sono i temi che hanno caratterizzato la scena politica della Serbia questa settimana. Articolo di Slađana Pavić.
Tutte e tre le parti – Belgrado, Priština e la comunità internazionale – sono d’accordo circa il proseguimento del dialogo. Tuttavia, sono ancora presenti divergenze riguardo a quali questioni si può discutere. La parte serba e quella kosovara hanno esposto martedì scorso dinanzi al Consiglio di Sicurezza dell’ONU le loro posizioni.
Gli scontri durano da troppo tempo, ed è il tempo di stabilizzare la regione, aveva detto il presidente del Consiglio, Ivica Dačić, alla seduta del Consiglio di Sicurezza ONU a New York. Egli ha evidenziato che Belgrado è pronta a parlare di tutto, non solo a livello tecnico ma anche a quello politico. “L’unica cosa alla quale non siamo pronti è di contribuire in modo indiretto a risolvere lo status del Kosovo e Metochia senza la decisione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU”, ha detto il premier della Serbia. Il premier kosovaro, Hašim Tači, ha ripetuto a New York che per Priština lo status è già stato risolto. L’opposizione kosovara ha il timore che si stia preparando il terreno per offrire al nord della Provincia uno status speciale, come quello alla Repubblica Srpska in Bosnia ed Erzegovina.
Secondo quanto scritto da alcuni media belgradesi, le autorità del paese stanno preparando una piattaforma sul formato e sui temi del dialogo politico tra Belgrado e Priština, che verrebbero capeggiati dal presidente e dal premier serbo. Per tutto quel tempo le autorità a Pristina mettono in vendita le proprietà della Serbia nella Provincia. La ditta dell’ex segretario di Stato americano, Madeleine Albright, desidera comprare la “Posta e telecomunicazioni del Kosovo”, mentre il generale americano dell’esercito in pensione nonché comandante della NATO durante il bombardamento della Serbia, Wesley Clark, ha richiesto a Priština la licenza per la ricerca delle riserve di carbone. Questa non è il primo tentativo, in cui le proprietà della Serbia in Kosovo, vengono menzionate nel commercio come le aziende occidentali. Già nel febbraio di quest’anno, le autorità di Priština avevano annunciato la vendita degli immobili della Telecom Serbia in Kosovo e Metochia e del centro sciistico “Brezovica”. In quel momento la Telecom Serbia reagì e pubblicò un annuncio nel “Financial Times”, avvertendo i potenziali acquirenti che “dovranno affrontare una serie di denunce se compreranno quella proprietà”, e così il tentativo di vendita fallì. In un simile contesto, anche il direttore dell’ufficio del Governo serbo per il Kosovo e Metochia, Aleksandar Vulin, ha annunciato un reclamo alla Corte costituzionale di Serbia, in occasione delle privatizzazioni in Kosovo, indicando che Belgrado è contro quelle privatizzazioni, perché si tratta delle proprietà della Serbia.
La confusione generata dalla sconfitta elettorale del Partito democratico, stando alle affermazioni di alcuni membri del partito, non deteriorerà con una scissione, come annunciato da alcuni media. I vice presidenti, Dragan Đilas, e Dragan Šutanovac hanno dichiarato che il partito manterrà l’unità, ma si sono concordati che tutti quelli che hanno ottenuto risultati negativi dovranno rispondere dinanzi agli organi del partito.
