Tutti i dilemmi kosovari

26. 07. 2012. - 19:12 -- MRS
n

Alla vigilia del proseguimento del dialogo con Pristina, Belgrado annuncia l’intensificazione della lotta diplomatica per il Kosovo e Metochia, e chiede che ai negoziati partecipi, oltre l’Unione europea, anche l’ONU. Questo è un segnale più che chiaro che la Serbia non riconoscerà mai l’indipendenza del Kosovo, ma che è pronta a parlare delle possibili soluzioni. Servizio di Ivana Subasic.

Il presidente serbo Tomislav Nikolic ha annunciato una lotta decisiva per il Kosovo e Metochia. Lui chiede che nel proseguimento del dialogo con Pristina, oltre gli intermediari europei, partecipino anche i rappresentanti delle Nazioni Unite. Questa richiesta era il tema principale dell’incontro di Nikolic con il segretario generale dell’ONU, Ban Ki-Moon, che ha visitato Belgrado nell’ambito della tournèe nei Balcani occidentali. Secondo quest’idea, il dialogo sul Kosovo continuerebbe sotto il patrocinio dell’Unione europea, ma con la partecipazione del rappresentante speciale dell’ONU che Ban Ki-Moon nominerebbe personalmente. Gli esperti valutano che in questo modo la Serbia riceverebbe il contrappeso per i membri dell’Unione europea che appoggiano l’indipendenza del Kosovo, e di cui posizioni influenzano direttamente o indirettamente il dialogo a favore di Pristina. Nel contesto delle richieste ufficiali e ufficiose, che Washinton e Bruxelles pongono a Belgrado, è comprensibile che la Serbia sta cercando un formato politico più ampio per il dialogo, e chiedendo l’inclusione dell’ONU, perché nell’organizzazione mondiale decidono anche gli stati che non accettano l’indipendenza del Kosovo – Cina, Russia, paesi Nonallineati. Nel contesto dell’imminente sessione annuale dell’Assemblea generale dell’ONU a settembre, la valutazione generale è che gli sforzi diplomatici della Serbia saranno indirizzati verso l’apertura di un dibattito più ampio sul Kosovo e Metochia.
Anche se non ha presentato un piano concreto per il Kosovo e Metochia, il presidente della Serbia rileva che è pronto a proporre soluzioni già esistenti, come il modello belga e il Tirolo Meridionale. Di questi modelli, secondo gli analisti, si può parlare soltanto se il punto di partenza sarà l’autonomia del Kosovo nell’ambito della Serbia. A tal riguardo, loro ricordano che dopo il 2008, quando Pristina ha proclamato l’indipendenza in modo unilaterale e trasgredendo la Risoluzione 1244 del Consiglio di sicurezza, la situazione nella provincia è cambiata parecchio. E Pristina, anche se in principio si sta adoperando per il proseguimento del dialogo, grazie al supporto dell’Occidente continua a mettere la Serbia davanti al fatto compiuto e a prendere il controllo sull’intero territorio del Kosovo. Gli analisti sottolineano che bisogna chiarire al più presto se alcuni dei modelli proposti da Nikolic riguarderebbero l’intero territorio del Kosovo o soltanto il nord.
Per quanto riguarda l’inizio di un dibattito più ampio sul Kosovo e Metochia, la Serbia conta sicuramente sul supporto di numerosi paesi membri dell’ONU, ma non bisogna dimenticare il rapporto delle forze nel Consiglio di sicurezza, dal quale potrebbe arrivare l’iniziativa per l’associazione del Kosovo all’organizzazione mondiale. La valutazione generale, quindi, è che prima sarà messo l’accento sul proseguimento del dialogo, nel quale arriverà presto all’ordine del giorno anche la questione del Kosovo settentrionale per il quale si parla di diverse soluzioni, ma nessuna accettabile al 100% né per Belgrado né per l’Unione europea, e Pristina non vuole nemmeno parlarne. “Attraverso la storia, soprattutto dopo la Prima e la Seconda guerra mondiale, in Europa sono stati applicati numerosi modelli con i quali sono state risolte contese etniche e territoriali, ma tutti sono autoctoni e specifici”, ricorda Predrag Simic, professore alla Facoltà di scienze politiche ed ex diplomatico, nell’intervista rilasciata alla Radio internazionale della Serbia. Lui rileva che per il Kosovo settentrionale, se sarà aperta la questione, sarà trovata una soluzione autentica – una specie di condominio per Belgrado e Pristina. “In Europa è stata risolta in modo simile la questione dell’Andorra, del Liechtenstein, delle Isole Aland”, fa sapere Simic.
Considerando l’attuale equilibrio del potere nell’Unione europea e nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU, sembra che Nikolic, indipendentemente dal fatto se le sue proposte riguardano l’intero territorio del Kosovo o solo il nord della provincia, dovrà assicurarsi anche in casa un sostegno politico più ampio, e non solo nel governo serbo, ma pure nel parlamento. Come egli stesso ha detto “questo è l’unico modo possibile per trovare una piattaforma unica per il Kosovo, che non sarebbe contraria alla Costituzione e gli interessi dei cittadini della Serbia”.